Dopo una giornata tremenda al lavoro, ho fatto una veloce spesa per testare alcuni formaggi:
- pecorino sardo Supramonte
stagionato per almeno 60 giorni. Il suo sapore offre una piacevole nota di salinità , mentre la consistenza della pasta, che evolve durante la stagionatura, passa da compatta a delicatamente friabile, sciogliendosi piacevolmente in bocca.
Questo formaggio si presta bene sia per essere gustato in solitaria sia in compagnia di un tradizionale tagliere di salumi. La sua complessità si adatta perfettamente con una varietà di sapori: dalla dolcezza dei fichi e del miele o alla croccantezza delle noci.
- Opera di Lauro
Questo formaggio a pasta filata, dall’aroma intenso e dal gusto pieno, è reso piacevolmente piccante da una stagionatura di almeno 3 mesi.
L’affinamento e’ realizzato in un antico rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale.
A Cengio in quel periodo era presente una fabbrica di esplosivi per uso militare e di conseguenza era un obiettivo ad alto rischio di attacco.
Dopo oltre 80 anni il luogo è stato portato a nuova vita con un originale progetto architettonico; il restauro è ora completato e da qualche mese è entrato in produzione: è stato battezzato come “Il rifugio del Lauro“. Lauro in dialetto è la pianta di Alloro che ricopre la collina dove si trova l’ingresso.
Ho acquistato, inoltre, una fetta spessa di prosciutto cotto alle erbe (Il Focolare) per la cena.
Si tratta di un cotto arrosto che vanta una speciale selezione di spezie ed erbe aromatiche e una caratteristica rosolatura in superficie.
Dopo aver scaldato bene una padella, ho spruzzato leggermente entrambe le parti della fetta con un velo sottile di olio.
Poi ho messo a scaldare per pochi minuti, aggiungendo leggermente del rosmarino per insaporire meglio il tutto.
Ho servito il tutto come una bistecca.
Il calore non ha fatto altro che scaldare la carne di maiale, cosi’ da sprigionare ulteriormente gli aromi. Mentre l’olio ha favorito alla creazione di una leggera crostina sui lati della “bistecca”.

Totalmente soddisfatti!
Un po’ qua … und ein bisschen dort


