#81 Commonwealth di Dominica. Locrio de camerones

La Dominica (pronuncia Dominìca, /domi’nika/; ufficialmente il Commonwealth della Dominica, in inglese Commonwealth of Dominica) è uno Stato insulare del Mar dei Caraibi, democrazia parlamentare all’interno del Commonwealth con capitale la città di Roseau.

Appartenente all’arcipelago delle Piccole Antille, l’isola è situata a metà strada tra le isole della Guadalupa e della Martinica. Contrariamente ad altre ex-colonie della regione, la Dominica non è mai stata un reame del Commonwealth con il monarca britannico come capo di Stato: divenne infatti una repubblica al momento dell’indipendenza.

L’isola era inizialmente abitata dagli indigeni Kalinago (Caribe) e fu successivamente colonizzata dagli europei, essenzialmente dai francesi, che la possedettero dal 1690 al 1763. Colombo affermò di aver passato l’isola la domenica del 3 novembre 1493; di qui il suo nome Dominica. Il Regno Unito prese possesso dell’isola nel 1763, dopo la guerra dei sette anni, e vi sostituì gradualmente l’inglese come lingua ufficiale. L’isola ottenne quindi l’indipendenza dal Regno Unito nel 1978.

La Dominica non va confusa con la Repubblica Dominicana, altro Paese caraibico.

Nota come “l’isola della natura”, la Dominica è in buona parte coperta da lussureggianti foreste pluviali e ospita quello che secondo alcuni è il secondo lago di vapore del mondo in ampiezza.

L’inglese è la lingua ufficiale; ciononostante, per via della precedente colonizzazione francese, è parlata correntemente la lingua creola delle Antille, basata sul francese.

Commonwealth di Dominica. Locrio de camerones

Diciamo che ho tentato di preparare questo “Locrio de camerones” ma, nonostante tutto, ho fallito miseramente.
Il risultato non e’ stato assolutamente come sperato: il Locrio e’ un piatto di riso che ricorda la paella con riso e pollo stagionati, o altra carne… ma e’ venuto piu’ che altro un risotto.

Ingredienti per il “Locrio de camerones”,  risotto con gamberoni

0,9 kg di gamberi grandi, interi
12 tazze d'acqua
3 cucchiai di olio
1 peperoncino, tagliato a pezzetti
4 spicchi d'aglio, schiacciati
1 tazza di salsa di pomodoro
1/8 di tazza di olive senza semi, a fette
2 cucchiaini di sale (a piacere)
3 rametti di prezzemolo, tritati
4 tazze di riso

Procedimento

In una pentola dal fondo spesso scaldate l’olio a fuoco basso.
Aggiungete i peperoni e l’aglio e cuocete e mescolate per circa 3 minuti.

Dominica

Inserite la salsa di pomodoro e le olive.

Dominica
Dominica

Versate 6 tazze del brodo che hai preparato precedentemente (il fumetto, ottenuto con le teste e le altre parti dei gamberi).

Quando inizia l’ebollizione, aggiustate con sale a piacere, aggiungete il prezzemolo ed il riso e mescolate.

Dominica

Scoprite, mescolate, spostando il riso dal basso verso l’alto. Coprite e cuocete a fuoco lento altri 5 minuti. Scoprite e provate il riso: dovrebbe essere solido ma tenero dentro.

Commonwealth di Dominica. Locrio de camerones

Cuocete a fuoco medio. Mescolate regolarmente per evitare un’eccessiva aderenza alla pentola, cosi’ che si attacchi.
Quando tutto il liquido è evaporato aggiungete i gamberi e mescolate bene.
Coprite con un coperchio aderente e cuocete a fuoco molto basso per 15 minuti.

Commonwealth di Dominica. Locrio de camerones

Se necessario, coprite e cuocete a fuoco lento altri 5 minuti.
Servite con insalata, tostones.

Note Personali

  • non ho preparato il fumetto, avendo usato dei gamberi gia’ puliti e surgelati
  • purtroppo ho sbagliato tipologia di riso, e non andava affatto bene
  • ho cotto il tutto il pentola a pressione.
    Per il mio riso le istruzioni indicavano una cottura di 30 minuti. L’ho cotto per 12 minuti (dal fischio) ma abbassando al minimo il fuoco.
    La quantita’ di acqua/liquido/brodo era in proporzione 1:2 rispetto al riso.
    Al termine del tempo (12 minuti) ho lasciato sfiatare la pentola, aperto, inserito i gamberi ancora congelati. mescolato ben bene e richiuso.
    Purtroppo la pentola non e’ andata in pressione (c’era poco liquido), ma ho contato ugualmente 5 minuti circa, cosi’ da cuocere i gamberi e proseguire la cottura del riso.

C’è una pletora di piatti dominicani, che vanno da zuppe e stufati a snack fritti sul lato della strada e dolci dessert al cocco. Oltre al classico piatto caraibico di riso e fagioli, ci sono specialità di base uniche.

Grazie la clima non mancano ottimi frutti tropicali con i quali fare gustosissimi frullati. Tra le bevande non mancano la birra e il rum.
I piatti tipici dominicani sono un mix della cucina indigena dei Tainos, della tradizione gastronomica spagnola e africana. Piu’ recentemente, si sono aggiunte anche le influenze della cucina haitiana, cocola (il termine dominicano indica genericamente la popolazione di origine afro-antillana), araba e cinese.

Il sancocho è forse il piatto piu’ noto della cucina latinoamericana: a metà tra una zuppa e uno stufato, si prepara nelle grandi occasioni utilizzando carne bovina, a cui vengono aggiunti yucca, patata, platano, coriandolo e altri aromi che lo rendono così particolare e davvero squisito.
La bandera è il piatto che non può mai mancare sulla tavola dominicana: si compone di riso bianco, fagioli (generalmente neri o rossi) e carne, il tutto servito nello stesso piatto. Si tratta di un piatto semplice ma gustoso.
Il moro è invece un insieme di fagioli, riso e carne stufata. La sua variante, moro de guandules con coco è tipica delle regioni a nord del Paese e combina il gusto delicato della noce di cocco alla presenza dei guandules, una specie di piccole fave verdi dal sapore inconfondibile.
Il locrio è un classico della cucina creola dominicana e somiglia molto alla celeberrima paella spagnola, di cui è sostanzialmente il cugino caraibico: a questo delizioso riso vengono in genere accompagnati gamberoni, gamberi, aringhe, sardine e merluzzo.
L’asopao è una zuppa la cui versione base viene preparata con riso, pollo, pomodoro e un pizzico di coriandolo. Ne esistono molte varietà, piu’ o meno pregiate e ricercate, a seconda degli ingredienti scelti, i dominicani lo consigliano come il migliore ricostituente dopo una lunga notte di ballo e di festa.
Altro piatto per veri golosi è il pica pollo. Questa espressione indica semplicemente dei pezzi di pollo fritto, ma il segreto della loro bontà e del particolare sapore è nella preparazione: un’ottima farina per l’impanatura, una frittura al punto giusto per la croccantezza e l’aroma dell’origano dominicano.
I tostones sono complemento e contorno fondamentale nella cucina dominicana. Si tratta di fette di platano verde fritte, condite con un pizzico di sale e in qualche caso aceto e aglio. Il risultato finale è piuttosto simile per sapore e consistenza alle nostre patate fritte.
Gli yaniqueques sono lo stuzzichino piu’ tipico del paese: un impasto di farina di grano, bicarbonato, acqua e sale. Il nome deriva dalla storpiatura dell’anglosassone Johnny Cakes, biscotti di origine statunitense il cui nome arrivò nella zona di Samanà insieme agli schiavi neri degli Stati Uniti e delle Antille e da qui si diffuse, nella sua variante salata, in tutto il Paese.
I bollitos de yuca sono un altro delizioso stuzzichino: palline di yucca fritte in padella. Normalmente sono ripiene di formaggio, ma sulle spiagge si trovano anche ripiene di polpa di granchio.
Le empanaditas di yucca simili a bollitos, hanno però la forma di una piccola empanada (una mezzaluna parente dei nostri panzerotti) e ripiena di carne. Vengono insaporite, a piacere, con origano, cumino o menta.
Immancabili poi le insalate: quella dominicana tradizionale è composta di lattuga e pomodoro ma si realizzano praticamente con tutte le verdure che si desiderano.
La cucina dominicana possiede anche una grande varietà di dolci e dessert. I piu’ noti sono il dulce de leche, comune a tutta l’area caraibica e all’America Latina nelle sue varianti anche aromatizzate, il dulce de coco (una crema di latte e cocco, tipica della zona sud della Repubblica Dominicana) e il majarete, un dessert leggero, simile a un budino, fatto con farina di mais, latte di cocco, zucchero, cannella e vaniglia in polvere.

Bon appétit

Un po’ qua … und ein bisschen dort

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