Lisa Biondi

Nella mia raccolta di libri di cucina, molti dei quali ereditati (o sottratti direttamente) dalla libreria di mia mamma, spesso ho trovato che “Lisa Biondi” ne era l’autrice.

La raccolta dei suoi volumi spazia dalle ricette dietetiche della WeightWatchers, alle cotture in pentola a pressione, dalle ricette stagionali a quelle mirate per singoli ingredienti.

Tutti i volumi, naturalmente abbastanza datati, ma con ricette ad hoc e provate dalla stragrande maggioranza delle massaie italiane.

Cosi’, a furia di vedere il suo nome scritto, ho provato a cercare un po’ in Internet, giusto per avere maggiori informazioni circa la poliedrica e multitalentuosa “Lisa”.

E, sorpresa sorpresa… ecco cosa ho trovato….

Da   “Fornelli d’Italia  – 150 anni di storia del nostro paese raccontati da piccole e grandi cuoche ” di Stefania Aphel  Barzini  – Edizioni  Mondadori.


…Quello di Lisa Biondi è il “mistero glorioso” per eccellenza della cucina italiana. Chi sia cresciuto negli anni ’60 non può non aver sentito parlare di questa graziosa signora, l’ancella di tutte le cucine, che dagli anni del Boom dispensa consigli e ricette alle casalinghe italiane. Lisa è ovunque, chiacchiera alla radio, scrive sulle più note riviste femminili dell’epoca, le sue ricette appaiono in librettini che sono dati in regalo a chi acquista la margarina Gradina, i dadi Knorr, l’olio Bertolli, la maionese Calvè e poi, negli anni successivi, Quattro salti in padella, i sofficini Findus, That’s Amore, sempre della Findus, il Friol, la pentola a pressione Lagostina o i piccoli elettrodomestici della Braun. Insomma Lisa è la migliore amica dell’industria alimentare. E’ lei che ci incoraggia a fare il salto ad abbandonare gli ingredienti tradizionali per affidarci fiduciose nelle braccia dei nuovi prodotti industriali. Nessuno sa che faccia abbia questa signora. Non ci sono suoi ritratti se non disegnini stilizzati di una bella bionda, capelli immancabilmente cotonati, una vaga somiglianza con Grace Kelly, che sorride invitante dalle copertine dei suoi libricini di ricette. Se è Lisa a consigliarci nulla di brutto ci può accadere. Se Lisa assicura che la Gradina è buona e salutare, che il dado Knorr è meglio del brodo di carne e la maionese Calvè migliore di quella fatta in casa, non può che essere vero. C’è solo un piccolo, trascurabile particolare: Lisa Biondi non esiste. Non è mai esistita. O meglio Lisa è una, nessuna, e centomila. Una cuoca virtuale, un nome dietro al quale si nascondono epserti, impersonificazioni che cambiano con il passare degli anni. Una sorta di fritto misto. A decidere la sua nascita è per l’appunto

Al di fuori della televisione, la ricetta aveva una sola firma: quella di Lisa Biondi. Solo dopo anni si è saputo che la signora Lisa Biondi non è mai esistita, era un nome che nascondeva un collettivo di esperti, quasi un wu ming del fritto misto. Sembra che ad avere la geniale idea di una cuoca finta ma rassicurante sia stato proprio Van Den Bergh, il magnate della margarina Gradina, convinto che a pubblicizzare i suoi prodotti ci sia bisogno di qualcuno in grado di costruire un rapporto più intimo e personale con le future acquirenti. Se per caso ci fosse qualche dubbio basta vedere i primi titoli pubblicati: “Autunno: tempo di arrosti con Gradina”, “Prendeteli per la gola…Dolcemente con Gradina”, “Gradina vi invita ai primi piatti”, “Gradina vi invita ai peccati di gola”, e via spentolando. Lisa diventa così un nome familiare in ogni cucina italiana. Che io sappia l’unico altro analogo esperimento conosciuto di cuoca virtuale si è avuto in America, e ben prima della nostra Biondi. Ma gli Americani quando fanno le cose, come ben si sa, le fanno in grande. Betty Crocker, un riuscito esperimento ante litteram di ingegneria genetica, dovete cercarla nel reparto “Baking Goods” dei supermercati d’oltremare: la sua esile figurina farà bella mostra su tutte le scatole di mix già preparati per dolci. E’ lei la madre, la moglie, l’amica ideale di milioni di americani; l’autrice di più di duecento libri di cucina, ciascuno finito nella lista dei best sellers, la conduttrice di un popolarissimo show radiofonico, andato in onda per ben 25 anni una signora così famosa da essere votata a furor di popolo la “Seconda donna più famosa d’America”, subito dopo Eleanor Roosevelt. Ms. Crocker, come la nostra signora Biondi, nasce dalla fervida immaginazione di Sam Gale, uno dei manager della Washburn Crosby Company, poi divenuta General Mills, nel 1921, a seguito di un concorso lanciato dalla società per pubblicizzare la Golden Meal, la farina più famosa d’America. Insieme alle soluzioni del concorso arrivano anche una sfilza impressionante di lettere che chiedono consigli e aiuti in cucina. Bisognava rispondere e a farlo, secondo il solito Gale doveva essere una persona vera, con un nome, una firma e una sua personalità, non un anonimo redattore. Così ha inizio il più bizzarro processo di sintesi umana dei nostri giorni. Nome e cognome sono presto trovati: Crocker è preso in prestito da uno dei direttori della compagnia; Betty è, tra quelli americani, il nome più comune e rassicurante (un pò come da noi Maria o Rosa, o per l’appunto Lisa). Il passo successivo è darle una firma, scelta tra quelle delle impiegate che abbiano una calligrafia nitida e precisa. E’ nata una star, alla quale manca solo un volto. E di volti negli anni Betty ne avrà ben nove. Si va dalla dignitosa signorina, pelle bianca, capelli raccolti sulla nuca, sguardo severo ma comprensivo fino all’ultima, che in tempi di etnicamente corretto, esibisce pelle olivastra, occhi scuri e leggermente a mandorla, capelli corvini. Un vero mix di razze. Per la gioia dell’America democratica. Ma più che le leggi fisiche contano quelle morali. E le regole sono rigidissime: la Cuoca Bionica è altruista, affidabile, amichevole, e soprattutto casta. Niente uomini per Betty, la Madre Teresa delle cucine. Della nostra Lisa invece si sa ben poco se non che come un vero vampiro, si reincarna di decennio in decennio, perché ancorchè virtuale, qualcuno le ricette deve pure scriverle. La prima sembra essere stata Stella Donati, giornalista, milanese e accademica della cucina, che vanta un pedigree di tutto rispetto: a otto anni infatti è stata investita da una macchina e curata da Amalia Moretti Foggia Della Rovere (ebbene sì, proprio la nostra Petronilla) nell’ambulatorio di Porta Venezia. In pratica un destino segnato. Di reincarnazione in reincarnazione si arriva all’oggi con Paola Rancati, collaboratrice di Confidenze, Cosmopolitan, Tutto Cucina, autrice delle ricette che trovate sulle confezioni di Riso Gallo, consulente per il marketing di nuovi prodotti. Insomma una vera macchina da guerra, sempre a firma Lisa Biondi, firma che, c’è da starne certe, ci seguirà ai fornelli nei secoli a venire.
…”

 

Un po’ qua … und ein bisschen dort

180760cookie-checkLisa Biondi
Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *